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Istoria Transilvaniei – Storia della Transilvania de Ioan-⁠Aurel Pop, Ioan Bolovan

Cosa è, cosa è stata di fatto la Transilvania e come si presenta oggi? 

Il nome Transilvania (con una prima variante Ultrasilvana), pur sembrando esotico e antico grazie al suono latino, non s’origina nell’Antichità, ma appena nell’epoca a cavallo tra il I e il II millennio dell’era cristiana e significa “oltre i boschi” oppure “al di là dei boschi”. Oggi, nel linguaggio comune, la denominazione è attribuita ad un’area ampia quasi 100 mila Km2 situata a nord dei Carpazi Meridionali (le Alpi della Transilvania) e ad ovest dei Carpazi Orientali, parte integrante della Romania, che rappresenta circa il 40% dell’attuale superficie di questo Stato. La popolazione attuale della Transilvania consta di circa 7,5 milioni di persone (più di un terzo della popolazione della Romania), di cui quasi l’80% di etnia romena, circa il 16% di etnia magiara, il resto di etnia rom, slava, tedesca ecc. Le più importanti popolazioni della storia della Transilvania sono state, in ordine cronologico, i Geto-⁠Daci e i Romani (i cosiddetti latinofoni), nell’Antichità, seguite dai Romeni, dai Magiari, dai Secleri e dai Sassoni – nell’epoca Medioevale; solo relativamente di recente i Secleri si sono fusi con i Magiari, mentre i Sassoni, dopo la Seconda Guerra Mondiale, sono emigrati in massa in Germania, cosicché il quadro etnico si è parecchio semplificato. Una tale evoluzione è stata chiaramente determinata anche da altri fattori che saranno via via messi in evidenza.

La Transilvania (in ungherese Erdély, in tedesco Siebenbürgen) del XXI secolo reca le tracce di un passato tormentato e assai diverso dai trascorsi delle altre regioni europee. Già da un primo sguardo, il peregrino è colpito, in ugual misura nel paesaggio urbano e in quello rurale, dall’accostamento di diversi luoghi di culto, dalle cupole bizantine e neobizantine delle chiese ortodosse, alle torri gotiche che trafiggono il cielo, dagli archi tondi delle chiese romaniche alle facciate barocche di altri luoghi di preghiera. In alcune zone, su una superficie di qualche centinaio di metri quadrati, si possono scorgere chiese ortodosse e greco-⁠cattoliche, vicino a chiese romano-⁠cattoliche, calviniane, luterane o unitariane, situate nei pressi di qualche sinagoga. Moschee non ve ne sono, perché il Paese non è mai stato conquistato e integrato a tutti gli effetti nell’Impero ottomano, e un’emigrazione recente dalle terre musulmane non c’è stata né si registra oggigiorno. Tuttavia la varietà dei culti religiosi è veramente impressionante. Per esempio, nella città di Cluj-⁠Napoca (Clus, Kolozsvár, Klausenburg, Claudiopolis), la capitale tradizionale della provincia, risiedono oggi cinque prelati cristiani di rango almeno vescovile (un metropolita ortodosso, un vescovo greco-⁠cattolico, un vescovo calvino, uno luterano e uno unitariano), insieme ad un vicario vescovile romano-⁠cattolico, mentre all’interno dell’Università “Babeş-⁠Bolyai” (con circa 42 mila studenti, masterandi, dottorandi, docenti ecc.) operano ben quattro facoltà teologiche, di cui due adottano come lingua di insegnamento il romeno e due l’ungherese. La Transilvania è l’unico luogo in Europa con un substrato culturale e confessionale così complesso, l’unico luogo dove i monumenti in stile romanico e gotico coesistono con quelli in stile bizantino, rinascimentale, barocco o addirittura in cosiddetto stile Secessione (Modern Style, Jugendstil, Art Nouveau). Al di là della Transilvania, verso l’est, lo stile romanico sparisce del tutto e quello gotico si fonde nello stile moldavo di un antico mondo romeno che oscillava spiritualmente tra Costantinopoli (Nuova Roma) e Mosca (la Terza Roma), sulla via di “Bisanzio dopo Bisanzio” (in accordo con la formula di Nicolae Iorga2) oppure – come avrebbe detto Dimitri Obolenski – del Commonwealth bizantino. Il paesaggio è dominato da centinaia di chiese bizantine romene in legno, in pietra e in muratura, alcune delle quali costruite attorno al 1200, da chiese romaniche e gotiche erette dai Sassoni, dai Magiari e dai Secleri, sempre nel Medioevo, divenute in parte luterane, calviniste o unitariane dopo il XVI secolo. Il numero e l’ampiezza delle chiese fortificate nel sud della Transilvania sono impressionanti – le più numerose di questo tipo in Europa –, costruite dai Sassoni per difendere le loro comunità dalle invasioni ottomane del XV, XVI e persino del XVII secolo. Colpiscono in ugual misura anche le chiese di legno, alcune con torri di altezza superiore ai 50 m che svettano verso il cielo, testimoni di un gotico rurale romeno ineguagliabile, presente soprattutto nel nord della provincia e in Maramureş. In un certo senso, la Transilvania è un’Europa in miniatura, che comprende sia i gruppi etnici e linguistici di base (romanico, germanico e slavo, oltre a quello finno-⁠ugrico) sia le principali religioni e confessioni (ortodossa, cattolica, giudaica, i culti protestanti e neoprotestanti, ecc.), che caratterizzano l’identità del continente stesso.

In questo universo transilvano si sono intrecciati nel Medioevo i modelli di vita spirituale orientale (ortodossa) e occidentale (cattolica), mentre i tempi moderni hanno introdotto un’importante componente protestante, una giudaica, un’altra neoprotestante ecc. Tutti questi modelli sono stati, per periodi più o meno lunghi, in pericolo; sono entrati in rivalità o in dispute, hanno reciprocamente compromesso la propria esistenza, pur trovando in seguito il modo di coesistere fino al punto di influenzarsi a vicenda, conferendo unicità al mondo transilvano, conosciuto per questo, in certi ambienti, come un mondo della tolleranza. La “tolleranza” transilvana ha significato, in funzione della realtà e dell’interpretazione di ognuno, accettazione e repulsione allo stesso tempo, accoglienza ed esclusione, uguaglianza e ghettizzazione, facendo sì che la società assumesse una forma e un’organizzazione sui generis. Questo libro si propone di mostrare come tutto ciò sia stato possibile nel tempo, quali siano state le priorità e come si siano evoluti i fatti sia nel contesto locale, regionale, nazionale sia in quello europeo.

Come si diceva, oggi il nome Transilvania è attribuito ad una delle tre grandi province storiche (Transilvania, Valacchia e Moldavia) che compongono la Romania, il più grande Paese del sud-⁠est europeo (circa 240 mila Km2, più o meno corrispondenti alla superficie della Gran Bretagna) dove vive la maggioranza del popolo romeno (circa 20 milioni di persone), il più numeroso popolo del sud-⁠est d’Europa. La Romania, per superficie e popolazione, è il settimo Paese dell’Unione Europea. Il significato geografico del nome Transilvania è variato nel tempo e si riferiva nel Medioevo (nei secoli XII-⁠XVI) solamente ad una specifica regione all’interno dell’arco carpatico, di oltre 50 mila Km2, organizzata all’epoca come un voivodato distinto nell’ambito del Regno d’Ungheria.

Successivamente la denominazione si è estesa con la formazione del Principato di Transilvania, includendo altre province, situate ad ovest, come il Banato, la Crişana, il Maramureş, il Sătmar ecc. La sua evoluzione sarà vista nel dettaglio con lo sviluppo della storia di questi luoghi e dei loro abitanti. Nel linguaggio quotidiano, la denominazione Transilvania viene oggi usata correntemente in senso lato, con riferimento a tutta la regione a nord-⁠ovest della Romania, formata dalla Transilvania stessa (delimitata dai Carpazi), dal Banato, dalla Crişana, dal Maramureş. La storia della Transilvania deve dunque ricordare la vita di tutti gli abitanti che hanno vissuto su questo territorio dai tempi antichi fino ai giorni nostri. Nessuna esperienza di qualsivoglia comunità umana deve essere trascurata, perché “il passato non muore mai. Non è nemmeno passato.” (William Faulkner). Il passato è vera vita vissuta e realtà viva, e diventa passato solamente nella nostra mente, per pura convenzione. Per tal motivo, in questa breve esposizione, saranno descritti frammenti di vita passata delle più importanti comunità, popolazioni, genti e nazioni che hanno abitato la Transilvania, a partire dai Daco-⁠Geti (i primi abitanti di accertato insediamento e attestato da fonti incontestabili) fino alla popolazione che oggi vi risiede.

Storia della Transilvania, frammento, Rediviva Edizioni, 2018
Traducere în italiană de Maria Floarea Pop

FOTO: Felicia Chiciorangea

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